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come scritto nella pagina ingresso, pur avendo fodato lo studio nel 1984, è solo dal 1992 che ci interessiamo seriamente di creatività: prima progettavamo, cioè disegnavamo oggetti, secondo le regole canoniche che vengono impartite nelle migliori scuole e università di design
poi, grazie a un fortunato incontro con una persona a cui dobbiamo molto: luigi merlini, responsabile del benchmark all'interno di fiat group: fu grazie a lui che abbiamo capito che il metodo poteva essere non solo ritoccato, ma rivisto, reinterpretato, se non addirittura stravolto
e fu così che il tema, da passione, diventò ricerca, tanto da spingerci a formulare, giorno per giorno, nuove teorie che, una volta applicate concretamente, ci hanno dato prestigiosi risultati e grandi soddisfazioni
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ma cosa è successo di così importante?
accadde che la scuola italiana design di padova, la cui direzione didattica era curata da ottorino piccinato, tramite il dott. fulvio cinti, direttore della prestigiosa rivista auto & design, venne in contatto con alcuni alti dirigenti fiat, tra cui luigi merlini ed ermanno cressoni, responsabile del design
ci si rese subito conto che una collaborazione tra scuola e fiat non sarebbe stata possibile sottoforma di studio di car design, come avveniva per esempio con lo i.e.d. o con altre strutture operanti a torino, fortemente orientate al design dell'automotive: la scuola non era preparata a questo, perché l'impostazione data da piccinato era quella di preparare gli iscritti ai corsi, e soprattutto al master, verso una consulenza globale e aperta a ogni fronte
cioè le persone venivano preparate (ci riferiamo al periodo in cui il direttore didattico era appunto piccinato, cioè dal 1991, anno della sua fondazione, al 2002, anno in ci piccinato lasciò la scuola) ad affrontare qualsiasi tema progettuale, dal mobile di arredo al case di un computer, dalla gabbia per criceti ai sistemi di illuminazione, dalla grafica per una formula uno allo studio di calzature sportive, ecc...
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merlini intuì che il percorso da svolgere con noi non doveva essere stilistico, ma creativo: puntò quindi all'individuazione delle idee più che alla loro eventuale applicazione pratica, che comunque sarebbe avvenuta in un secondo momento, e con ottimi risultati (vedi ricerca triennale denominata muoversi)
ci fece quindi incontrare con una società francese, consulente di fiat auto, specializzata in circoli di creatività
onestamente la cosa ci dette un po' fastidio, perché l'idea di avere un'ingerenza esterna sul metodo progettuale, che per anni avevamo applicato con soddisfazione sia in studio che nelle scuole da noi dirette, o nelle quali siamo stati docenti (scuola politecnica di design di milano, isco di como, scuola italiana design di padova, isfores di brindisi, ecc...), ci turbava non poco |
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luigi merlini, responsabile benchmark fiat group
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l'impatto con la signora responsabile di questa società, di cui purtroppo non ricordiamo uil nome, inviata a padova da merlini, fu sconvolgente
noi eravamo abituati ad affrontare i temi progettuali partendo da diverse analisi del problema, considerando gli aspetti storici, economici, culturali, ergonomici, materiali, marketing, forme, colori, ecc...
lei esordì chiedendo a ognuno dei presenti (circa 30 persone) di raccontare particolari della propria vita, attraverso una breve presentazione personale, per poi passare rapidamente, ma con tranquillità, ad effettuare esercizi apparentemente senza senso, che più avevano a che vedere con l'affiatamento tra le persone che non con la progettazione in senso specifico |
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gli esercizi si susseguirono senza sosta, e il tempo passò molto velocemente
alla conclusione di questo ciclo, che a fine giornata venne chiamato sessione di creatività,
il risultato fu l'ottenimento di una serie di idee che rispondevano a bisogni e desideri di tutti noi, ossia degli utenti a cui i nostri progetti si sarebbero dovuti rivolgere
l'aspetto più strano della situazione era che, oltre al fatto di avere una marea di materiale interessante su cui fare i dovuti approfondimenti, il tutto si era svolto in uno strano clima, oseremmo dire idilliaco, di pace, tranquillità, serenità e assoluta assenza di stress
le persone erano rilassate, anche se lo sforzo per ottenere il risultato era stato notevole |
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quando la signora ci lasciò a fine giornata ci ritrovammo con un plico di fogli pieni di appunti, frasi, annotazioni, idee, proposte e, cosa ancor più singolare, senza alcuno schizzo o disegno o comunque qualcosa che desse la parvenza di progetto, così come noi lo intendevamo
la situazione era così nuova che, in un primo momento non sapevamo come utilizzare tutto quel materiale
in seguito, però, grazie a un secondo intervento del grande merlini, venimmo guidati all'interpretazione e soprattutto allo sviluppo delle idee che, piano piano, si stavano formando partendo da quella fatidica riunione
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dal 1992 brainsjuice si è evoluto in modo costante, aggiornandosi e soprattutto inserendo nuove metodologie, esercizi, passaggi chiave, ad ogni workshop organizzato per noi o per i nostri clienti
ormai, di quella giornata iniziale con la società francese abbiamo mantenuto non più del 10% degli step di avanzamento, ma assolutamente identico è lo spirito che ci anima nell'affrontare le problematiche cui ogni giorno dobbiamo rispondere
si evolvono i metodi, ma intatta è la voglia di esplorare, giorno per giorno, tema per tema: ed è giusto che sia così perché, se è vero che parliamo di creatività, creativo deve obbligatoriamente essere l'atteggiamento con cui affrontiamo ogni nuova sfida
ora brainsjuice è alla base di tutte le nostre ricerche più importanti, ed è al servizio degli altri brand dello studio: non iniziamo alòcuna attività senza aver programmato almeno un workshop brainsjuice, interno allo studio o esterno, utilizzando uno dei molti siti abituali per le nostre sessioni (londra, parigi, barcellona, croazia)
ancora un grazie, quindi, a luigi merlini, senza il quale forse non avremmo mai compreso che... esiste sempre un'alternativa
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