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questo
articolo non vuole essere un trattato sull'aerodinamica, ma
semplicemente una riflessione, dal punto di vista di un designer
(ottorino
piccinato), con la collaborazione di un progettista di
ali (ing.enrico
benzing), sull'innegabile influenza che l'aerodinamica
ha avuto, e avrà sempre di più, nel processo
creativo di un oggetto tridimensionale. in particolare, tale
influenza si manifesta soprattutto in situazioni particolari,
ma non per questo infrequenti, in cui l'oggetto è pensato
come "mobile" e non "fisso". dall'automobile
alla bicicletta, dal treno all'aeroplano, sono molti gli esempi
che si potrebbero riportare. in questa pagina desidero però
sottoporre alla vostra attenzione il gran numero di tipologie
di oggetti che, investiti da più o meno forti correnti
d'aria, devono essere progettati anche in funzione di queste.
beni di largo consumo sono concepiti anche in base ai principi
fondamentali dell'aerodinamica. alcuni esempi? caschi, carrozzerie
varie, occhiali sportivi, accessori per auto, moto e camion,
abbigliamento sportivo, termoconvettori, ventilatori, condizionatori,
deumidificatori, ecc... e la lista in futuro si allungherà
senza dubbio, sia in funzione di nuove ricerche in questo
campo, sia perché un oggetto "aerodinamico"
potrebbe diventare apparentemente più performante e
quindi gradito dall'utente finale. in questo caso il limite
tra design, inteso come pensiero e progetto, e styling, inteso
come stile della forma, diventa più difficile da individuare.
e il pubblico, disorientato dalla crescente offerta di oggetti
più o meno ispirati all'aerodinamica, rischierà
di non capire la differenza tra design e stile. |
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affrontiamo
questo argomento anche perché abbiamo notato che la
maggior parte dei progettisti di vetture da competizione (un
punto di riferimento per gli studi sull'aerodinamica) ha avuto
per decenni interesse verso i principi dell'aerodinamica prevalentemente
per migliorare gli aspetti velocistici delle vetture, senza
considerarne gli effetti sulla tenuta di strada. ne parleremo
più avanti .in questa immagine l'aria è rappresentata
"in movimento" rispetto all'oggetto, anche se, nella
realtà, è quest' ultimo a muoversi. i filetti
d'aria, impattando il cilindro, si aprono seguendone inizialmente
il profilo. avanzando intorno all'oggetto, i filetti non riescono
tuttavia a riportarsi immediatamente nella posizione iniziale,
che raggiungeranno alcuni istanti dopo aver superato l'oggetto
stesso. ciò determina una zona di depressione alle
spalle del cilindro; zona in cui anche il cilindro viene "aspirato",
rallentando così l'avanzamento attraverso il fluido
(aria). il cilindro, quindi, subisce due tipi di rallentamento
in fase di avanzamento: il primo è dettato dall'impatto
frontale con il fluido, mentre il secondo è l'aspirazione
verso la zona retrostante, la zona in cui si è creata
la forte depressione. e poiché qualsiasi oggetto è
aspirato verso una depressione d'aria, in virtù della
costante pressione atmosferica (esempi: polmoni e aspirapolvere),
la depressione posteriore, che non si può definire
"vuoto", genera un forte rallentamento all'avanzamento.
ecco che diventa importante progettare un oggetto che deve
muoversi nell'aria in funzione, soprattutto, della forma posteriore;
una forma che riduca al massimo questa zona depressionaria,
in modo da ridurre l'aspirazione alle spalle dell'oggetto. |
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le
turbolenze create da un oggetto dalla forma cilindrica
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una
soluzione esiste, e consiste nel far sì che i filetti
d'aria si riuniscano alle spalle dell'oggetto in modo graduale,
senza vortici e turbolenze. per far ciò il cilindro,
o la sfera, dovrà allungarsi nella parte posteriore
fino a generare una forma "a fuso" o "a goccia".il
muso dell'aliante è arrotondato nella zona frontale
(l'ideale per mezzi che non superano la velocità del
suono), mentre la parte posteriore della cabina è allungata
quasi a punta, per i motivi di cui sopra. anche il supporto
del timone posteriore è rastremato verso dietro: ciò
per facilitare il ricongiungimento dei filetti d'aria, creando
meno depressione (risucchio) e quindi maggior velocità
dell'aliante. proprio un aliante, privo di motori per la spinta,
deve essere molto curato da questo punto di vista. come pure
per la leggerezza dei materiali. inoltre, le ali sono particolarmente
grandi per autosostenersi anche a velocità molto basse,
senza entrare in stallo. |
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la perfetta forma a goccia di questo aliante è fondamentale
per vincere l'attrito dell'aria senza l'aiuto di un propulsore
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questa
bicicletta è dichiarata "aerodinamica", anche
se noi nutriamo qualche dubbio in merito. infatti, alle giuste
rotondità anteriori non fanno seguito elementi di carrozzeria
rastremati posteriormente, come una forma a goccia dovrebbe
avere. certamente alcuni raccordi smussati e il ridotto numero
di spigoli possono facilitare la penetrazione, ma non crediamo
che i vantaggi che ne derivano siano particolarmente rilevanti.
c'è comunque da considerare che siamo di fronte a un
progetto del '46, quindi... tanto di cappello. notiamo, invece,
un ottimo studio per quanto riguarda lo styling dell'oggetto,
che potrebbe oggi portare anche la firma di starck, per la
fluidità delle superfici, l'assenza di decorazioni
o texture superficiali e la ricerca dell'essenzialità. |
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una bicicletta "aerodinamica" del 1946
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